Descrizione
Forse non la prima per anzianità – e sarebbe comunque da dimostrare – ma senza dubbio la prima per fama: ambasciatrice della birra artigianale sarda nel mondo, la Friska è stata una delle prime tre birre prodotte dal Birrificio Barley di Maracalagonis, insieme alla Sella del Diavolo e alla Toccadibò: e fin da subito ha conquistato il gusto dei sardi e non solo.
Reinterpretazione in chiave sarda delle bière blanche belghe, presenta un corpo maggiormente strutturato rispetto alle cugine fiamminghe, senza che quest’aspetto infici la stuzzichevole complessità gusto-olfattiva, donata dall’uso delle scorze amare d’arancia e delle spezie come il coriandolo, e la freschezza di beva, conseguenza dell’uso del frumento non maltato. Freschezza di beva: da cui il nome, Friska per l’appunto, che com’è intuibile in sardo significa fresca.
Lo stile
Bière blanche, secondo la dizione francese, o witbier, secondo quella fiamminga: birre di un giallo limone opalescente e dalla spuma bianco candido, ottenute mediante l’utilizzo di malto d’orzo Pils e frumento non maltato, una parsimoniosa razione di luppolo e l’aggiunta di coriandolo e scorze d’arancio amaro (curaçao). La loro origine è legata ad un centro del Brabante fiammingo, Hoegaarden: e quando alla fine degli anni Cinquanta il birrificio locale chiuse i battenti, fu Pierre Celis, un lattaio assiduo frequentatore del birrificio, a farsi carico della conservazione di questa tradizione ed aprire nel 1965 il birrificio De Kluis, ribattezzato in seguito Hoegaarden. Fu un successo mondiale, davvero insperato.
L’attributo “blanche” fa riferimento non tanto alla chiarezza della birra o alla sua opalescenza, quanto al candore della schiuma. Questa caratteristica è dovuta all’utilizzo del frumento non maltato: allo stesso modo nelle Weissbier tedesche, prodotte da grano stavolta maltato, la schiuma è di un bianco virginale (weiss significa bianco, mentre weizen, altro nome con cui spesso sono indicate, significa frumento). Allo stesso tempo, questa materia è responsabile del colore opalescente, quasi torbido, della birra, e della sua inconfondibile freschezza gustativa.
Nel bicchiere
Un luminoso giallo canarino, opalescente e vivace allo stesso tempo, sormontato da una spuma bianco panna, riempe il calice allorquanto vi versiamo la nostra Friska.
Il naso pizzica di note agrumate e speziate contemporaneamente: una banana non troppo matura, il tono acidulo dell’ananas appena tagliata, la scorza di un mandarancio, e delle sfumature speziate di pepe bianco e zenzero, quasi orientali.
In bocca la Friska entra decisamente fresca, sorso agile e fragrante di agrumi, equilibrata nelle componenti, piacevolmente dissetante.
Qualche suggerimento di degustazione
Un aperitivo eccezionale, la nostra Friska, che accompagneremo con del pane guttiau, con del pane carasau ricolmo di crescenza aromatizzata all’erba cipollina, con del guanciale tagliato di fresco. A tavola, la nostra Friska si accompagnerà alla perfezione con un carpaccio di orata insaporito dal basilico e dal limone, con un insalata primaverile di fiori, magari di nasturzi e acetosella, con un piatto di tortiglioni alla crema di piselli e zucchine.
Disponibile anche in bottiglia da 750 ml.


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